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Culla di storia e tradizioni, Camerota è storia, cultura e arte. La meraviglia è visibile in ogni angolo del paese e riserva infinite ed emozionanti sorprese.

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La Tragedia delle Strambaie nella Cala del Marcellino

I fatti risalgono al primo giugno 1867; in quel giorno si verificò un naufragio, che vide coinvolte 20 giovani donne tutte “strambaie” (le donne che raccoglievano l’Erba Spartea e la lavoravano trasformandola in funi) e 2 marinai nella “Cala di Marcellino”, ribattezzata poi “Cala dei Morti” dai cittadini camerotani, in ricordo di quello che successe quel giorno. Le donne, tutte molto giovani, dopo aver caricato fino al limite la barca di erba spartana, si apprestavano a ritornare a casa. Ma purtroppo, visto il carico esagerato, all’altezza della “Cala di Marcellino”, la barca naufragò e lì persero la vita dodici delle venti donne imbarcate.I cittadini di Marina di Camerota ogni anno ricordano questa triste storia con una processione che parte dal porto il giorno 1 giugno alle ore 9,30 circa e prosegue poi fino alla “Cala dei Morti”.

Camerota il mito: Kamaratòn

Proprio alla più grande fatica letteraria del poeta Berardino Rota fa riferimento il mito di Palinuro e Kamaratòn, due nomi che suonano più che familiari agli amanti della costiera cilentana.La leggenda narra di una bellissima ninfa, Kamaratòn, che nuotava indisturbata nelle tiepide acque antistanti le bianche spiagge pluripremiate dell’attuale Marina di Camerota.Il fato volle che Palinuro, nocchiero del più celebre Enea, incontrando quest’amabile figura lungo il suo cammino, se ne innamorasse perdutamente.Purtroppo la ninfa, non ricambiando il sentimento puro che nei confronti di ella era maturato, lo respinse con spietata freddezza.Una storia senza lieto fine, un dolore troppo grande sofferto da Palinuro, dopo esser stato respinto, lo portò ad invocare il dio del sonno, Morfeo, nella speranza di alleviare con il riposo le proprie pene.Ma il dono soporifero della divinità portò il triste marinaio ad annegare, proprio nel punto in cui oggi sorge Capo Palinuro.

Il Leone di Caprera: il viaggio, l’avventura, la storia

Il Leone di Caprera è una goletta di 9 metri di lunghezza, di tre tonnellate di stazza, armata di due alberi, costruita nel 1879 dal maestro d’ascia Luigi Briasco di Montevideo.Fu così chiamata in onore di Giuseppe Garibaldi, l’esule di Caprera. A renderla famosa è stata proprio l’impresa navigatoria da lui sognata di compiere, con tre uomini di equipaggio; la traversata atlantica dall’Uruguay all’Italia nel 1880, un vero primato della marineria, per una imbarcazione di quelle dimensioni. La traversata, iniziata da Montevideo il 3 ottobre 1880, raggiunse prima Las Palmas il 9 gennaio 1881, poi Gibilterra il 23 gennaio per concludersi a Livorno il 9 giugno 1881. La goletta fu costruita tra numerose difficoltà, con finanziamenti di immigrati italiani in Uruguay e Argentina per iniziativa di Vincenzo Fondacaro, originario di Bagnara Calabra (RC), di Orlando Grassoni, di Ancona, e di Pietro Troccoli di Marina di Camerota. La goletta era conservata in località Lentiscelle a Marina di Camerota, all’interno di una grotta. La barca, esposta in parte agli agenti atmosferici, è stata trasferita a Milano, al Museo della Scienza e della Tecnica.

Santa Rosalia sopra i lentischi stava

Si narra oggi che una donna in paese sognò per tre volte che la comunità si sarebbe salvata se si fosse recata a prendere Santa Rosalia in una località verso il mare. I tempi erano perniciosi e nessuno le credeva. Lei insisteva e prese anche gli schiaffi. Un cognato però, recandosi a Marina, un giorno vide su un cespuglio di lentisco un quadro della santa con delle candele accese avanti. L'evento fece grande scalpore: ci fu processione fino al paese e si pensò di costruirle fuori le mura un tempio. I lavori come la tela di Penelope, di giorno crescevano e di notte arretravano in quanto i muri cadevano. I paesani allora chiesero un segno per individuare il sito in cui la verginella graficò la sua casa a lentiscosa. Di notte venne giù la neve e segnò il terreno di bianco lì dove il tempio sarebbe sorto. La peste lentamente cessò.
“I sette sentieri della memoria”, Angelo di Mauro

La maledizione del monaco

Un giorno a Camerota arrivò un monaco mendicante. Bussò a tutte le porte per un bicchiere d'acqua, ma non lo ebbe. Forse da anni mancava la guida spirituale di un pastore. Allora egli lanciò una scomunica: “nessun prete di Camerota potrà esercitare nelle chiese del paese a pena di morte”. Negli anni successivi tre preti locali, qui inviati, morirono e la comunità rimase senza guida. Da quel giorno i preti di Camerota provengono solo da altre località. Il clero Camerotano può esercitare altrove, ma nel territorio proprio no.
“I sette sentieri della memoria”, Angelo di Mauro

Tra località Canuto e Sacchetiello a Lentiscosa, Zu tanillo re capisce possedeva un terreno ed un casolare. Vi si recava a lavoro ogni giorno ed ogni giorno faceva colazione nel casolare, dove un gran serpente nero se ne stava buono buono ad aspettare. Zu tanillo a fine merenda gli allungava una mollica di pane che l'animale mostrava gradire. Una volta però il contadino finì presto i lavori e invece di lanciargli la solita mollica, dovendo rientrare anzitempo a Lentiscosa, lasciò cadere un sasso sulla coda del serpente. Non si sa se volontariamente o per caso. La cosa si staccò di netto ed una voce lo sorprese, che lo riconobbe: neanche qua mi lasci in pace – disse, ed era la voce del padre, col quale non era mai andato d'accordo, tanto che zappavano lo stesso piccolo podere mettendosi ai capi opposti del solco. Il braccio però si bloccò in alto nel gesto di lanciare la pietra ed il guaio era che non riusciva più a parlare. Si precipitò a casa e la moglie molto si sorprese nel vederlo pieno di lividi e muto.Solo le campane del vespro di Santa Rosalia lo liberarono dalla legatura del serpente che altro non era che il padre.Il figlio che ha ereditato il terreno dice che il serpente scomparve quando il padre morì, ma che nel casolare un altro serpente ora convive docile con un topo.
“I sette sentieri della memoria”, Angelo di Mauro

San Domenico si è fermato a marina

Racconta Giulia di Muro che la statua di San Domenico era un piroscafo che veniva dalla Spagna e teneva rotta verso sud. Arrivata a Punta dello Zancale, la nave non riuscì ad andare né avanti e né indietro. I motori furono messi avanti tutta, ma la nave non progredì di un centimetro. Il capitano forse penso ad una stregoneria e sbarcò di nascosto la statua, come scongiuro. L'operazione però fu notata a prima mattina da alcuni pescatori che sulla spiaggetta di fronte armavano le barche. Si informarono dell'accaduto e si fecero consegnare il santo. Lo depositarono provvisoriamente nella grotta che si apre nelle prime rocce sovrastanti la spiaggia. La nave che fremeva nella rada, imbarcato il capitano, ripartì per non tornare più. Il santo spagnolo fece molti miracoli a mare ed in terra e divenne protettore del luogo: di marina di Camerota.
“I sette sentieri della memoria”, Angelo di Mauro

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